SINDROMI VERTIGINOSE
Le vertigini spesso rappresentano una patologia di difficile inquadramento diagnostico e di conseguenza spesso “confusi” sono gli indirizzi terapeutici.
Le cause di tutto ciò sono molteplici: innanzitutto rappresentano una patologia di “confine”, potendo interessare più specialisti, come l’otorinolaringoiatra,
il neurologo, l’internista ma spesso anche l’oculista o il fisiatra e non ultimi lo psichiatra o lo psicologo; per una diagnosi accurata, quantomeno di esclusione,
sono spesso necessari dunque numerosi approfondimenti a cui il paziente si sottopone malvolentieri non fosse altro per i lunghi tempi di attesa per l’esecuzione,
e dove ci sono più medici interessati è speso difficile arrivare ad un’unica diagnosi.
Le vertigini possono poi avere un andamento ciclico con un recente episodio acuto dovuto magari ad una patologia risalente a molti anni prima (traumi cervicali,
neuroniti vestibolari, patologie menieriformi…).
Spesso le vertigini partono da più cause: pensiamo al paziente anziano dove possiamo avere un’origine “vascolare” assieme ad una ortopedica - fisiatrica, da
patologia oculare o dall’uso (o abuso) di più farmaci…
Da circa una decina d’anni è nata un’importante strumentazione diagnostica per le patologie vertiginose: la videonistagmografia,
(che sta ormai sostituendo un’altra metodica sorta qualche anno prima l’elettronistagmografia): questa indagine analizza mediante l’uso di telecamere ad infrarossi,
i movimenti oculari nati da vari stimoli inviati agli organi deputati all’equilibrio, a partenza sia centrale che periferica; l’integrazione di questi “messaggi”
permette di arrivare spesso ad una diagnosi obiettiva della patologia o comunque indirizza il medico verso l’organo interessato alla genesi delle vertigini
permettendo quindi degli esami mirati; questo esame è completamente indolore per il paziente e rappresenta oggi con i vari test eseguibili il massimo approfondimento
diagnostico per queste patologie; nel nostro studio ci siamo attrezzati anche della sedia elettronica rotatoria che permette di ampliare ulteriormente i test
e risulta anche importante nella rieducazione vestibolare.
La pedana stabilometrica è un’altra strumentazione diagnostica per lo studio delle vertigini e
dell’alterazioni della postura e risulta determinante nei cicli di rieducazione.
LA POLIPOSI NASALE
La poliposi nasale o meglio naso – sinusale è una patologia relativamente frequente che interessa normalmente i distretti sinusali successivamente le fosse nasali;
i sintomi possono essere riniti frequenti e di lunga durata, algie in sede paranasale, diminuzione o scomparsa dell’olfatto, infezioni
faringee o delle vie aeree inferiori, sindromi asmatiche…; i polipi sono delle formazioni infiammatorie e nascono dalla stessa alterazione
flogistica della mucosa naso – sinusale; varie sono le tipologie dei polipi nasali: tra le più frequenti la poliposi eosinofila; alla base
della reattività flogistica spesso si trovano delle alterazioni anatomiche che creano problemi di ventilazione nel passaggio tra fosse nasali
e seni paranasali: le regioni più frequentemente interessate in questi casi sono il complesso osteo – meatale e la regione dell’ostio del
seno frontale.
In caso di sospetto di poliposi naso - sinusale due sono le principali indagini diagnostiche:
la TC. del massiccio – facciale che ci permette oltre che di definire l’estensione delle formazioni polipoidi, di eseguire un
corretto inquadramento anatomico (la RMN in questi casi è un’indagine da eseguire in un secondo momento per casi mirati) e l’endoscopia
nasale che associata alla TC permette di definire il corretto approccio terapeutico; nel nostro studio
l’endoscopia nasale è usata di routine anche per lo studio di quelle alterazioni anatomiche
che determinando patologia disventilatoria naso – sinusale possono dare origine a polipi e nei controlli post – chirurgici per prevenire
qualsiasi possibile recidiva.
Un’altra metodica diagnostica che noi usiamo di routine è la
Citologia nasale sia per un accurato controllo della reattività nasale o per scoprire
eventuali reattività allergiche (i normali test allergologici sono spesso completamente negativi nella poliposi allergica – eosinofila),
sia perché troviamo spesso una correlazione tra rinite mastocitaria (diagnosticabile solo con la citologia) e sviluppo di poliposi nasale.
L’approccio terapeutico di queste patologie è sempre più spesso di tipo chirurgico, anche per l’ormai scarsissima traumaticità
dell’intervento in microchirurgia sotto controllo endoscopico; le valutazioni post - operatorie non devono prescindere comunque
dall’endoscopia nasale e anche dal controllo citologico per prevenire o trattare eventuali recidive.
LE OTITI SIERO – MUCOSE CRONICHE NELL’INFANZIA
Rappresentano una delle patologie ORL che più frequentemente interessano la prima infanzia ma sono spesso non diagnosticate correttamente per l’andamento clinico con sintomatologia molto sfumata o addirittura assente.
Sono dovute ad un persistente versamento nell’orecchio medio (mono o bilaterale), di aspetto colloso, (vengono anche definite con termine anglosassone Glue ear ovvero orecchio colla); il versamento proviene dalle fosse nasali e sicuramente vi è anche una alterata ventilazione dell’orecchio medio da parte della tuba uditiva.
I sintomi sono l’ipoacusia dovuta al diminuito movimento della catena ossiculare (sordità di conduzione), talvolta di difficile riconoscimento perché bilaterale e tale da non determinare normalmente disturbi del linguaggio; il dolore è spesso assente o di breve durata anche nelle riacutizzazioni flogistiche perché il versamento preesistente ostacola l’attivazione dei recettori del dolore.
L’ipertrofia adenoidea non è la causa principale di queste patologie e spesso la sola bonifica adenoidea non risolve il problema; molto più importanza viene data all’obiettività nasale dove spesso è presente un aspetto ipertrofico – ipersecretivo delle mucose (turbinati nasali).
La diagnosi di questa malattia si basa sull’aspetto obiettivo auricolare che può evidenziare, oltre che la presenza del versamento nell’orecchio medio, alterazioni della membrana timpanica quali retrazioni, aree di minor resistenza elastica, cicatrici che denotano la presenza del versamento da molti mesi: in questi casi per una corretta diagnosi usiamo l’otomicroscopia; per documentare il danno auricolare si esegue un’otoscopia digitalizzata con ottica rigida pediatrica e naturalmente usiamo l’impedenzometria sia per la diagnosi che per il monitoraggio terapeutico; tutte le metodiche diagnostiche elencate sono completamente indolori per i piccoli pazienti.
La terapia medica consiste nel migliorare la pervietà nasale e nel ridurre al minimo le flogosi delle prime vie aeree: nel nostro studio usiamo a questo scopo le terapie termali inalatorie con acqua sulfurea.
La terapia chirurgica consiste nel rimuovere, quando è necessario, il versamento catarrale nell’orecchio medio sotto controllo microscopico eventualmente associando il posizionamento di un drenaggio di ventilazione temporaneo; la terapia chirurgica non deve comunque mai prescindere da una adeguata terapia medica.